IMMOBILIARE SERVIZI MONTIERI
di VATTI GRAZIELLA
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La storia

Il Paese

Si iniziano ad avere le prime informazioni sul Comune di Montieri, o di quello che poteva essere il primo barlume di insediamento, già al tempo degli etruschi, i quali erano dediti alla lavorazione del rame e dell'argento. La zona ne era ricca. Il nome Montieri, da Mons Aeris, ovvero monte del rame, gli venne attribuito in merito probabilmente al primo metallo che sul monte venne scoperto al tempo dell'etrusca Vetulonia. Gli etruschi sfruttavano abilmente i giacimenti di rame ed argento della zona Vetulonia-Massa-Volterra-Siena durante il IV secolo a.C. Vetulonia, in particolare estendeva i suoi giacimenti fino a Montieri e Gerfalco.
Sono state ritrovate un' enorme quantità di "loppe" a Montieri, che danno l'idea dello sfruttamento notevole dei minerali ed anche una notevole quantità di scorie di lavorazione sia a Montieri che a Populonia, che ne identificavano la medesima tipologia di lavorazione.
Tutto intorno al paese sono ancora presenti gli ingressi dei cunicoli e delle gallerie, come per esempio "la buca delle fate", le cui caratteristiche fanno ritenere che siano state fatte durante il periodo etrusco e fanno pertanto supporre che il primo agglomerato montierino risalga al IV secolo a.C.
 Dagli Etruschi sino al medioevo, non si hanno molte documentazioni se non reperti archeologici murari di origine romana emersi di recente. Durante il IX secolo d.C. l'abitato di Montieri appariva costituito da ville e cappelle disposte a destra e a sinistra del torrente ( Ripacciano) che circonda tutta la base del Poggio (monte su cu si adagia Montieri); con una villa centrale che ha due profondi fossati ai lati, adatti alla difesa, ed una corte fra due chiese, S. Paolo alla Pieve (573-83 d.C.) e S. Giacomo Apostolo.
Nell '896, Alberto il Riccio Marchese di Toscana che amministrava in questa regione il patrimonio regio, donò il territorio di Montieri con le sue miniere ad Alboino vescovo di Volterra. Quest'ultimo affidò parte delle miniere di Montieri ai sui parenti Pannocchieschi, anch'essi longobardi, destinandogli come ai consorti Gherardesca i territori di Travale e Gerfalco.
Nel 939, il re d'Italia Ugo, confermava il possesso di Montieri alla Mensa di Volterra con lo sfruttamento delle miniere da parte dei Marchesi di Toscana. Precedentemente a queste donazioni, il Marchesato di Toscana, nella zona superiore della Tuscia Longobarda, era stato suddiviso nei Comitati di Roselle, Sovana e Populonia. A quest'ultimo apparteneva Montieri, il quale aveva ereditato dalla diocesi di Vetulonia le terre tra Cornia e Pecora fino a Montieri (773) .Nel 700 la città di Lucca inizia a farsi importante con il dominio dei Longobardi. Negli anni 822, 840, 862, i vescovi di Lucca cedono alcune terre della Maremma ai cittadini lucchesi. Un documento dell' Arch. S.S. dell'Abadia S. Salvatore, del 18 aprile 973, informa che il castello di Montieri può essere venduto da un certo Lamberto degli Aldobrandeschi. Anche altre famiglie longobarde (Pannocchieschi, Gherardesca, Ardengeschi), che si erano impiantate nelle colline metallifere erano presenti nelle contese e nei negozi di quel tempo. Avevano acquistato vigore, nelle zone metallifere dove si trovavano, come imprenditori, proprietari, e comunque particolarmente attivi nelle contrattazioni che riguardava l'escavazione dei minerali, gia da prima del 1000.
In questo contesto, Montieri si avviava a divenire centro industriale fiorentissimo, produttivo e con una popolazione crescente che focalizzava il suo nucleo nella zona centrale che andava da Via delle Fonderie (la principale del castello) e le contrade della Ruga, di Castello e di Dogana. Questa era la parte più alta dell'abitato, racchiuso dalle mura. L'aggregato si estendeva anche fuori delle mura, ed al suo interno erano presenti pochi fabbricati: il cassero, le fonderie con poche case intorno, la casa dei Lambardi, qualche casa presso la torre Mazzarocchi al Casalino, altre in fondo alla Ruga intorno alla Porta del Borgo e qualcun' altra presso la Porta da Lispoggio nei pressi della casa Cheleschi.
Nel 1211 Pagano Pannocchieschi, eredita dallo zio morente, il vescovo Ildebrando, una paurosa situazione finanziaria. Il nuovo vescovo cerca aiuti a Firenze, che da tempo pone la sua attenzione sulle argenterie del volterrano. Ottenuto un nuovo prestito, affitta le cave di Montieri alla società dei banchieri fiorentini Cambi-Cavalcanti concedendo di aprire nel castello la nuova zecca per coniare la nuova moneta volterrana (1214).
Nel 1239 agano muore ed i suoi creditori approfittano della situazione ormai incerta creatasi a Volterra. Ben presto però interviene Federico II che s'iterpone fra Siena, Firenze e Volterra, imponendosi su tutta la zona metallifera, costringendo i vescovi a retrocedere e sostituendosi ad essi nella riscossione dei censi spettanti per castelli e terre.
I vescovi, non potendo pagare, restituiscono le proprietà all' imperatore.
 Nel 1243, Federico II, bisognoso di denaro, concede alla banca senese dei Tolomei, il castello, il cassero e le cave di Montieri, Gerfalco, Travale, Prata e Manticelli.
Nel 1250, Federico II muore e si riaccende la contesa fra Siena e Volterra, per Montieri, la quale entra subito a far parte dei possedimenti del neo eletto vescovo Ranieri, che siscontra con i sapori dei suoi diocesani. Pertanto, Ranieri, cerca di andare incontro ai suoi diocesani e agli agricoltori, affidando le cave in affitto ad alcuni operai. Nel frattempo, Siena non perde di vista Ranieri che sa essere bisognoso di denaro.
Ranieri cerca di liberarsi degli impegni contratti coi banchieri senesi e nel marzo del 1258 nella chiesa di S. Giacomo Apostolo, in Montieri, vengono pagati alla banca Bonsignori 5190 lire a saldo di un vecchio mutuo contratto.
Nel 1313, l' imperatore Arrigo VII, scendendo da Pisa, attaccò Montieri, ma trovando la resistenza degli uomini che accorsero alle mura e difesero il castello, desistette.
Nel settembre del 1326 le truppe di Massa insieme ad un contingente pisano, di Monterotondo e di Gerfalco, riescono ad occupare Montieri,incendiando il borgo e distruggendo vari edifici. Siena interviene e facendo allontanare Massa, riesce ad occupare Montieri, riuscendo ad espellere anche i vicari e insediando nel palazzo vescovile Andrea Mignanelli, mentre Volterra protesta ma non può intervenire.
Il 13 ottobre 1326, il sindaco e procuaratore di Massa, Cecco D'Arlotta, rinuncia al Comune di Montieri.


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